Barbara Serra, con il suo “Fascismo in famiglia”, ci offre un’opera non solo coraggiosa, ma profondamente necessaria. Il libro scava nelle pieghe meno esplorate della storia italiana:
come l’ideologia fascista si sia insinuata e talvolta persista, nel silenzio, all’interno delle mura domestiche. Non è un saggio storico nel senso tradizionale, ma un’indagine intima e
personale che prende le mosse dalla storia della sua stessa famiglia, in particolare dal nonno materno, un convinto fascista.
Serra ha il merito di affrontare un argomento spinoso con una lucidità disarmante e una notevole onestà intellettuale. L’autrice non si limita a giudicare o a condannare, ma cerca di comprendere le motivazioni, le illusioni e le reticenze di chi, anche in buona fede o per semplice opportunismo, ha aderito al regime. È un’esplorazione delle sfumature di grigio che spesso vengono ignorate in un dibattito troppo polarizzato sul bene e il male, sul giusto e lo sbagliato.
Il linguaggio è schietto, diretto, a tratti commovente, ma sempre rigoroso. L’autrice alterna la narrazione personale con l’analisi storica, rendendo la lettura scorrevole e coinvolgente.
“Fascismo in famiglia” è un libro che fa riflettere profondamente sull’eredità del fascismo in Italia, non solo a livello macro-storico, ma nella quotidianità delle relazioni e delle memorie.
È un invito a rompere il silenzio, a confrontarsi con il proprio passato per costruire un futuro più consapevole.

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